Adventist Pioneer Library

Pionieri

Ellen Gould White

1827 – 1915

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Sintesi

Ellen Gould Harmon White fu la messaggera del Signore per la Chiesa avventista del settimo giorno, moglie del cofondatore James White e la voce profetica attraverso la quale Dio guidò il primo movimento avventista sabbatariano da un piccolo gruppo sparso di milleriti delusi nel 1844 a una chiesa mondiale. Nata come Ellen Gould Harmon a Gorham, nel Maine, il 26 novembre 1827, ebbe la sua prima visione nel dicembre 1844 a Portland, nel Maine, all’età di diciassette anni. Ricevette oltre duemila visioni nei settant'anni che seguirono, fu autrice di quasi quaranta libri e migliaia di articoli e guidò — insieme al marito e a Joseph Bates — la formazione delle infrastrutture editoriali, sanitarie, educative e missionarie del movimento avventista. Morì a Elmshaven, vicino a St. Helena, in California, il 16 luglio 1915, all'età di 87 anni.

I primi anni di vita e l'incidente (1827–1840)

Il manoscritto degli Schizzi di vita di Ellen White si apre con la seguente nota biografica: «Ellen Gould Harmon nacque a Gorham, nella contea di Cumberland, nel Maine, il 26 novembre 1827. Pochi anni dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Portland, dove trascorse gran parte della sua infanzia. Suo padre, Robert Harmon, era un uomo di riconosciuta integrità e un cristiano sincero e devoto». (Manoscritto di Life Sketches, p. 1, par. 1).

Lo stesso inizio prosegue descrivendo la laboriosa devozione della famiglia Harmon nel New England: «Vivevano in condizioni modeste, ma erano laboriosi, autosufficienti e devoti. Le virtù caratteristiche che hanno reso famose le prime famiglie del New England — come la riverenza verso Dio e il rispetto per l’autorità dei genitori — venivano inculcate fin da piccoli e con fermezza; e ai bambini venivano insegnate fedelmente, sia con i precetti che con l’esempio, quelle lezioni di integrità e diligenza» (Manoscritto degli Schizzi di Vita, p. 1, par. 2).

La prima infanzia di Ellen è descritta nello stesso abbozzo biografico: «In Ellen, sia lo sviluppo mentale che quello fisico furono rapidi e vigorosi. Fin da bambina, mostrò amore per lo studio, una percezione rapida e una memoria tenace. Aveva un carattere vivace e pieno di speranza, amava la compagnia, era coraggiosa, risoluta e perseverante. Era del tutto naturale che i suoi genitori la guardassero con particolare interesse e nutrissero grandi speranze per il suo futuro. Ma a causa di un doloroso incidente, le cui circostanze sono raccontate con le sue stesse parole nel primo capitolo che segue, queste speranze sembravano essere state completamente vanificate» (Manoscritto di Life Sketches, p. 2, par. 1).

L’incidente all’età di nove anni — una pietra lanciata da un compagno di classe arrabbiato mentre Ellen attraversava un parco pubblico di Portland — la lasciò in fin di vita e alterò per sempre il corso della sua vita. Il suo racconto dell’accaduto, conservato in Life Sketches of James White and Ellen G. White (1880), descrive così quel momento: «All’età di nove anni mi capitò un incidente che avrebbe influenzato tutta la mia vita. In compagnia della mia sorella gemella e di una nostra compagna di scuola, stavo attraversando un parco pubblico nella città di Portland, nel Maine, quando una ragazza di circa tredici anni, anch’essa membro della nostra scuola, arrabbiandosi per una sciocchezza, ci seguì, minacciando di colpirci. I nostri genitori ci avevano insegnato a non litigare mai con nessuno» (Life Sketches of James White and Ellen G. White [ed. 1880], p. 131, par. 1).

Riguardo alla sua prima convinzione nei giorni che seguirono: «In quel periodo cominciai a pregare il Signore di prepararmi alla morte. Quando amici cristiani venivano a trovare la famiglia, chiedevano a mia madre se mi avesse parlato della morte. Io sentivo queste conversazioni e ciò mi smuoveva. Desideravo diventare cristiana e pregavo con fervore per il perdono dei miei peccati. Ne derivò una pace d’animo e amai tutti, desiderando che a tutti fossero perdonati i peccati» (Life Sketches of James White and Ellen G. White [ed. 1880], p. 132, par. 4).

L’effetto duraturo dell’incidente è descritto con le sue stesse parole: «La mia salute sembrava essere completamente distrutta. Per due anni non riuscii a respirare dal naso e potei frequentare la scuola solo di rado. Mi sembrava impossibile studiare e ricordare ciò che imparavo» (Life Sketches of James White and Ellen G. White [ed. 1880], p. 134, par. 2).

Il manoscritto di Life Sketches riporta la fine definitiva della sua istruzione formale: «I miei insegnanti mi consigliarono di lasciare la scuola e di non proseguire gli studi finché la mia salute non fosse migliorata» (Life Sketches Manuscript, p. 10, par. 1). E l’ultimo tentativo: «Tre anni dopo feci un altro tentativo di ottenere un’istruzione, entrando in un seminario per ragazze a Portland. Ma nel tentativo di riprendere gli studi, la mia salute vacillò di nuovo, e divenne evidente che se fossi rimasta a scuola, sarebbe stato a costo della mia vita. Fu la lotta più dura della mia giovinezza quella di cedere alla mia debolezza» (Manoscritto degli Schizzi di vita, p. 10, par. 2).

Abbracciare il messaggio avventista (1840–1844)

Life Sketches di Ellen riporta l’impatto della prima visita di William Miller a Portland: «Nel marzo 1840, William Miller visitò Portland, nel Maine, e tenne la sua prima serie di conferenze sulla seconda venuta di Cristo. Queste conferenze suscitarono grande scalpore, e la chiesa cristiana in Casco Street, dove il signor Miller teneva le sue conferenze, era affollata giorno e notte. Nessun entusiasmo sfrenato accompagnò questi incontri, ma una profonda solennità pervadeva le menti di coloro che ascoltavano i suoi discorsi» (Life Sketches of James White and Ellen G. White [Schizzi di vita di James White ed Ellen G. White] (ed. 1880), p. 136, par. 3).

Il libro di Steinweg Lest We Forget riporta la salvezza che Ellen sperimentò al raduno metodista di Buxton: “Ellen ascoltò William Miller predicare a Portland, nel Maine. Quell’estate partecipò al raduno metodista a Buxton, nel Maine, dove accettò la salvezza in Cristo e si unì alla Chiesa metodista in prova. Ben presto iniziò a guadagnare denaro per comprare libri e opuscoli cristiani con cui condividere la sua fede appena ritrovata» (Lest We Forget, cap. 126, p. 239, par. 9).

Steinweg descrive anche il conflitto interiore che ne seguì: «Il cuore di Ellen era così debole che doveva lavorare seduta a letto, con la schiena appoggiata. Era tormentata dalla dottrina di un inferno che arde eternamente. La sua esperienza religiosa passò dalla perplessità riguardo alla dottrina metodista dell’ e sulla giustificazione e la santificazione, alla fame e alla sete di piena salvezza, alla gioia per una rinnovata comprensione del piano di salvezza e alla testimonianza data ad altri giovani della sua gioia in Cristo e della speranza nella Sua imminente venuta» (Lest We Forget, cap. 126, pag. 239, paragrafo 11).

La Prima Visione (dicembre 1844) e l’inizio del suo ministero

L’opera di Steinweg, Lest We Forget, riporta il momento della prima visione di Ellen: “Autunno, 22 ottobre — La Grande Delusione: Ellen era malata di tubercolosi e aveva un’emorragia dalla bocca, e stava per morire. Ma a dicembre, a Portland, nel Maine, ebbe la sua prima visione riguardante il viaggio del popolo dell’Avvento verso la Città di Dio. Aveva solo diciassette anni» (Lest We Forget, cap. 126, p. 240, par. 33).

Gli stessi Early Writings di Ellen White conservano la sostanza di quella prima visione. La biografia di Arthur White, Volume 1, conserva le sue parole su quel momento: «Mentre pregavo, la potenza di Dio scese su di me come non l’avevo mai sentita prima. Fui avvolta da una visione della gloria di Dio e mi sembrò di elevarmi sempre più in alto dalla terra, e mi fu mostrato qualcosa del viaggio del popolo avventista verso la Città Santa». (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 56, par. 1).

Arthur White riporta, sempre da una sua lettera a Enoch Jacobs pubblicata sul Day-Star: «Poiché Dio mi ha mostrato il viaggio del popolo dell’Avvento verso la Città Santa e la ricca ricompensa che sarà data a coloro che attendono il ritorno del loro Signore dalle nozze, potrebbe essere mio dovere fornirvi un breve resoconto di ciò che Dio mi ha rivelato. I cari santi hanno molte prove da superare. Ma le nostre lievi afflizioni, che durano solo un istante, ci procurano un peso molto più grande ed eterno» (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 56, par. 3).

La forma della sua iniziale riluttanza e obbedienza è riportata nella biografia di Arthur White: «Per diversi giorni e fino a tarda notte Ellen pregò affinché Dio le togliesse quel fardello e lo ponesse su qualcuno più capace di sopportarlo. Ma le parole dell’angelo risuonavano costantemente nelle sue orecchie» (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 63, par. 4).

Il suo racconto della prima riunione pubblica in cui condivise la visione è conservato in Arthur White: «Quando il mio messaggio terminò, la mia voce era scomparsa finché non mi trovai di nuovo davanti alla gente, quando si ripeté lo stesso singolare recupero. Sentii una costante certezza di stare facendo la volontà di Dio e vidi risultati evidenti accompagnare i miei sforzi». (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 65, par. 6).

Il primo viaggio itinerante nel Maine orientale seguì poco dopo, con William e Sarah Jordan come compagni di viaggio: «I Jordan stavano percorrendo in slitta le cento miglia fino a Orrington, sul fiume Penobscot.» (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 69, par. 5).

Fu proprio a Orrington, durante quel viaggio, che Ellen Harmon incontrò per la prima volta James White. Arthur White scrive: «Iniziò la sua opera di incoraggiamento dei credenti e di contrasto al fanatismo, un’opera che sarebbe continuata per i successivi uno o due anni. Raccontando la sua esperienza di quel periodo, scrisse» (Ellen G. White: The Early Years 1827-1862, vol. 1, p. 71, par. 1).

Matrimonio con James White (1846)

Loughborough riporta il matrimonio del 30 agosto 1846: “Il 30 agosto 1846, la signorina E. G. Harmon e l’anziano James White si unirono in matrimonio e insieme lavorarono per la diffusione del messaggio. Durante l’anno 1847 il loro lavoro si limitò principalmente al Maine e al Massachusetts” (The Great Second Advent Movement, p. 244, par. 1).

Steinweg riporta la vicenda: «Dopo aver viaggiato e lavorato al suo fianco per diciotto mesi, James, 25 anni, ed Ellen, 18, si sposarono il 30 agosto 1846. Appena ventenni, James ed Ellen dedicarono la loro vita all’apprendimento e alla predicazione della Verità Presente così come Dio l’avrebbe rivelata e, insieme ad altri pionieri, fondarono infine la Chiesa avventista del settimo giorno» (Lest We Forget, cap. 121, p. 225, par. 8).

Il lungo ministero (1846–1881)

Nel corso dei successivi trentacinque anni Ellen White svolse il suo ministero attraverso visioni, testimonianze, libri e viaggi — prima nel Nord-Est, poi nel Midwest, poi sulla costa del Pacifico — al fianco del marito. Il manoscritto Life Sketches riporta uno dei tanti episodi di guarigione di quei primi anni, il caso del fratello W. H. Hyde: «In quel periodo il fratello W. H. Hyde era gravemente malato di dissenteria. I suoi sintomi erano allarmanti e il medico aveva dichiarato il suo caso quasi senza speranza. Andammo a trovarlo e pregammo con lui, ma era caduto sotto l’influenza di alcune persone fanatiche, che stavano gettando discredito sulla nostra causa. Desideravamo allontanarlo da loro e pregammo il Signore di dargli la forza di lasciare quel luogo» (Manoscritto di Life Sketches, p. 100, par. 1).

Riguardo all’esito: «Il fratello Hyde si vestì immediatamente e uscì dalla stanza, lodando Dio, con la luce del cielo che risplendeva sul suo volto. La sua guarigione fu completa e permanente.» (Manoscritto di Life Sketches, p. 100, par. 4).

Il libro di Arthur White, Ellen G. White: The Lonely Years, prepara il terreno per la lunga vedovanza iniziata nel 1881: «Questo volume riprende la storia di Ellen White in un momento culminante del suo ministero — un periodo in cui scriveva sulla vita di Cristo ed era anche impegnata, insieme al marito James, presidente della Conferenza Generale, in un estenuante lavoro di evangelizzazione nei campi estivi, che era diventato un’attività ricorrente durante l’estate». (Ellen G. White: The Lonely Years 1876-1891, vol. 3, p. 10, par. 1).

Gli ultimi anni e la morte (1881–1915)

Dopo la morte del marito nel 1881, Ellen White continuò il suo ministero per altri trentaquattro anni, compreso un periodo di nove anni di servizio missionario in Australia (1891–1900). Trascorse i suoi ultimi anni a Elmshaven, vicino a St. Helena, in California.

Arthur White descrive le ultime settimane. Il 27 giugno 1915, l’anziano Starr e sua moglie vennero a salutarla, e lei rispose ai loro saluti assicurando che riponeva la sua fiducia nel Signore dell’ e: «Il Signore ha disposto e guidato tutte queste cose per me, e io confido in Lui. Egli sa quando tutto finirà». (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 430, par. 7).

Alla fiducia degli Starr che l’avrebbero incontrata nel regno di Dio, lei rispose: «Oh, sì» (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 430, par. 9). E aggiunse: «Sembra quasi troppo bello per essere vero, ma è vero!» (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 430, par. 9).

Le sue ultime parole registrate risalgono alla mattina di venerdì 9 luglio, quando riuscì a riprendersi abbastanza da parlare con suo figlio W. C. White e la sua compagna Sara McEnterfer: «So in chi ho creduto.» (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 431, par. 2).

Arthur White descrive il momento della sua morte, avvenuta sette giorni dopo: «Il giorno seguente, venerdì 16 luglio, verso le due del pomeriggio, le infermiere si resero conto che la fine era ormai vicina e mandarono a chiamare W. C. White e sua moglie May. I due si precipitarono a casa e nella sua stanza. Man mano che il suo respiro rallentava, furono avvisati anche gli altri, che si recarono uno o due alla volta nella stanza al secondo piano». (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 431, par. 4).

Il decorso della sua ultima ora è conservato con precisione: «Al mattino la respirazione di Ellen White era stata misurata a cinquanta respiri al minuto, ma alle tre era di trentotto; alle tre e venti era di diciotto, e poco dopo solo di dieci. Poi il suo respiro divenne più lento e più irregolare, finché, senza alcun tremito, cessò. Erano le tre e quaranta. Nessuno nella stanza si mosse per diversi minuti, pensando che potesse fare ancora un altro respiro. Ma non lo fece» (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 431, par. 5).

La notizia della sua morte si diffuse rapidamente: «Nel tardo pomeriggio di venerdì 16 luglio 1915, i cavi telegrafici diffusero in tutto il paese la notizia che Ellen G. White, la messaggera del Signore, riposava in pace. Grazie al telefono e al telegrafo, il messaggio raggiunse molte delle chiese in tempo per l’annuncio della mattina di sabato. Per la stampa, la notizia richiese la pubblicazione di articoli e immagini affinché il mondo potesse venirne a conoscenza. Gli articoli erano stati preparati in anticipo per essere tenuti in serbo fino alla diffusione della notizia della sua morte» (Ellen G. White: The Later Elmshaven Years, vol. 6, p. 432, par. 1).

Fu sepolta accanto al marito James White nel cimitero di Oak Hill a Battle Creek, nel Michigan.